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“Il bambino non si sbaglia. Sa tutto. Sente tutto.
Vede fino in fondo ai cuori. Conosce il colore dei vostri pensieri”
Frederik Leboyer

Le ricerche nel campo della scena prenatale e neonatale ci aprono gli occhi a possibilità strabilianti, che in passato erano considerato inimmaginabili, relative alle facoltà che il bambino possiede sin dalla vita intrauterina. Il bambino si sviluppa momento dopo momento senza interruzioni a partire dal concepimento, secondo un continuum preciso ritmato anche dalle esperienze vissute durante la gravidanza che inciderebbero sulla vita futura del bambino. Egli è un individuo sensibile, riconosce stimoli sonori, tattili, olfattivi; è capace di creare un forte legame con i genitori e può essere colpito in modo positivo o negativo da ciò che viene detto prima, durante e dopo il parto.

Frederik Leboyer, padre della nascita non violenta, intorno agli anni settanta aveva puntato l’attenzione sul dolore del neonato e suggerito metodi perché l’inizio della vita diventasse un’esperienza armoniosa e non traumatica. Egli cercando di dimenticare gli aspetti tecnici, intuì che la cosa più importante che le madri e chi le aiuta nel parto dovrebbero sapere è che “il bambino che viene al mondo, il neonato, non è un oggetto, non è qualcosa di vuoto, non è una tabula rasa: è una persona, è qualcuno, e questo qualcuno deve essere trattato con rispetto e non manipolato, ignorato nella sua personalità. Si pensa che il neonato non veda, non senta, che abbia un’attività semplicemente animale: non è vero! Quando si guarda con attenzione un neonato, quando ci si immerge  nel suo sguardo, si scopre che è una creatura completamente cosciente di quello che le capita, terrorizzata dall’immensità della sua avventura...

... perché non la capisce. Bastano poche cose, fatte soprattutto di rispetto, per togliere al neonato la paura e infondergli sicurezza e fiducia”. (Leboyer F., 1974)

TESTIMONIANZA

Caso di Arianna (nata il 24/07/2000)
2 luglio 2004

Mamma: Ricordi quando sei nata?

Arianna: Sì, avevo un laccio rosso intorno alla pancia che mi faceva un po’ male e quando sono uscita lo avevo dietro di me (Cordone ombelicale)

Mamma: Ricordi chi ti ha fatto nascere? Era un uomo o una donna?
Arianna: Era una donna, ti ricordi? Quella bionda con i capelli lunghi e con il cerchietto in testa.

Mamma: Era sola o c’era qualcun’altro con lei?

Arianna: C’era una donna mora, con i capelli corti, un po’ larghi. Quella bionda mi ha presa in braccio e mi ha accarezzato la testa…
Sai cosa ricordo ancora? C’era anche una dottoressa vecchia che ti parlava di un cuginetto. Non l’ho vista, l’ho solo sentita.

(Dott.ssa bionda: ostetrica. Dott.ssa mora: ginecologa. Dott.ssa “vecchia”: capo ostetrica. Quest’ultima mentre allattavo in sala parto mi chiedeva chi fosse P. Carla che aveva partorito qualche giorno prima (1/07). “Mia sorella, ha avuto un maschietto” E lei: “Dunque è nato il cuginetto di Arianna”)

Mamma: Ricordi ancora qualcosa di quando eri in ospedale?
Arianna: Sì, c’era un uomo che mi massaggiava… Però non è più tornato da me, perché doveva andare a curare un altro bambino

(Operatore shiatsu. Era in ritardo per un altro bambino che doveva massaggiare dopo Arianna)

3 luglio 2004
Mamma: Ricordi quando la mamma andava a visitarsi dalla dottoressa?
Arianna: Sì, sentivo un tun-tun forte sulla pancia. Era il cuore che batteva. (Auscultatore/microfono per sentire il battito del cuore di Arianna)
5 luglio 2004
Mamma: Ricordi qualcosa di quando eri dentro il pancione?
Arianna: C’era tanta acqua, tiepida, buonissima… sapeva un po’ di fragola e io la bevevo, sai? Poi, quando tu respiravi forte a un certo punto l’acqua è andata in mare e io non avevo più niente da bere (Liquido amniotico. Durante le ultime due ore di travaglio, mi bucarono il sacco gestazionale, facendolo fuoriuscire).
22 luglio 2004
Mamma: Ricordi quando la mamma piangeva?
Arianna: Sì, quando ero dentro la pancia e tu pensavi che io ero morta.
Mamma: Ma chi diceva che forse eri morta?
Arianna: Tu, però mi dicevi che mi volevi tanto bene.
Mamma: E come mai la mamma pensava che tu fossi morta? Non ti muovevi?
Arianna: Dormivo.
Mamma: Ma, se dormivi, come facevi a sentire le mie parole?
Arianna: Con le orecchie. (Primi giorni di Luglio 2000. Per quasi un’intera giornata non sentii più i movimenti di Arianna e, essendo preoccupata, telefonai in ospedale chiedendo di farmi un tracciato. Negandomelo, perché non ero ancora giunta al termine della gestazione, piansi parecchio, dicendo in continuazione ad Arianna quanto bene le volessi e che non volevo perderla. Mi calmai dopo nel risentirla muoversi.
 (Spontaneamente senza domande)
Arianna: Ma… mi dici come mai prima di uscire dall’ospedale hai salutato tutte quelle donne?
Mamma: Come mai uscivo dall’ospedale?

Arianna: Tutti: io, te e il papà tornavamo a casa.

Mamma: E dove erano queste donne?
Arianna: Vicino a te, in una stanza vicino all’uscita.(Spontaneamente senza domande)