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I fisici di tutto il mondo stanno iniziando a pensare lo stesso: che quello che noi vediamo come un universo tridimensionale potrebbe essere l’immagine di un universo a due dimensioni proiettato lungo un enorme orizzonte cosmico.

La natura tridimensionale del nostro mondo è il fondamento del nostro senso della realtà tanto quanto l’idea dello scorrere del tempo. E ora, alcuni ricercatori tendono a credere che le contraddizioni tra la teoria della relatività einsteiniana e la meccanica quantistica...

... potrebbero essere conciliate se considerassimo ogni oggetto tridimensionale del nostro mondo come la proiezione di minuscoli byte subatomici contenuti in un mondo piatto.

Il Direttore del Fermilab Center for Particle Astrophysics Craig Hogan ha recentemente ipotizzato che il nostro mondo macroscopico sia come uno “schermo video a quattro dimensioni” creato da pezzetti simili a pixel di informazioni subatomiche trillioni e trillioni di volte più piccoli degli atomi. Ai nostri macroscopici occhi, qualsiasi cosa sembra a tre dimensioni. Ma esattamente come avvicinare la faccia allo schermo fa sì che i pixel diventino visibili, se scrutiamo abbastanza a fondo nella materia a livello subatomico, la bitmap del nostro universo olografico potrebbe rivelarsi.

Dopo molti anni di ricerche, Grumiller, fisico dell’Università Tecnologica di Vienna, insieme ai colleghi Max Riegler, Arjun Bagchi e Rudranil Basu sono riusciti a dimostrare che questa entropia ha esattamente lo stesso valore se calcolata sia con la teoria gravitazionale che con la teoria quantistica dei campi, per quanto riguarda spazi simili al nostro universo.

Questo calcolo conferma le nostre supposizioni sul fatto che il principio dell’ologramma possa realizzarsi anche in spazi piatti,” ha detto Riegler in un comunicato stampa. “Prova la validità del principio di corrispondenza nel nostro universo.

Se l’universo è davvero un ologramma “ci costringerebbe a cambiare radicalmente la nostra percezione della realtà, in un modo che, io stesso, faccio fatica a comprendere” afferma Robert Lanza, Chief Scientific Officer at Advanced Cell Technology.

E se questa realtà fosse la Matrix, il velo di Maya, il mito della caverna di cui parlavano gli antichi? Che cos’è allora il risveglio dall’illusione?

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