Dal satellite Planck una nuova mappa dell'universo

La radiazione cosmica di fondo osservata da Planck (Cortesia ESA/Planck Consortium)

Le osservazioni del satellite Planck dell’Agenzia spaziale europea (ESA), rese pubbliche il 21 marzo 2013, hanno prodotto con un dettaglio mai raggiunto finora una nuova “mappa” dell’universo, che è risultato di 80 milioni di anni più vecchio e più lento nella sua espansione rispetto alle precedenti misurazioni.

L’età è ora stimata in 13,81 miliardi di anni, mentre la costante di Hubble, che misura il tasso di espansione dell’universo, è di 67,3 chilometri al secondo per...

... megaparsec.

In realtà, quando si parla di mappa dell’universo si intende una rappresentazione di una sua precisa caratteristica: la radiazione cosmica di fondo, o CMB, la debolissima radiazione nello spettro delle microonde che pervade lo spazio e che corrisponde a una temperatura di 2,7 kelvin sopra lo zero assoluto.

Il satellite della Missione Planck è un “telescopio” per microonde dal valore di 700 milioni di euro lanciato nel 2009 dall’Agenzia spaziale europea e inviato in uno dei Punti di Lagrange, a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, dove le forze gravitazionali del Sole e della Terra creano un’oasi di equilibrio stabile.

I risultati presentati ci danno tre informazioni che riassumo in ordine di importanza crescente:

1) il Big Bang viene retrodatato di 50 milioni di anni, esattamente a 13,82 miliardi di anni fa: un particolare tutto sommato irrilevante;

2) il modello cosmologico del Big Bang con un precocissimo periodo di “inflazione”, cioè di espansione ultrarapida è compatibile con i dati più accurati forniti da “Planck”; non bisogna però nascondere che nell’immagine si colgono alcune anomalie in attesa di spiegazione, e ciò è rilevante;

3) l’immagine consente di “pesare” l’universo: ciò è molto rilevante e fornisce dati utilissimi per spingere avanti la nostra visione cosmologica, benché i nuovi numeri siano vicini a quelli già noti; eccoli: solo il 4,8 per cento della massa dell’universo è costituito da materia ordinaria come quella di cui siamo fatti noi, il nostro pianeta, le stelle e tutto ciò che vediamo, il 68,3 per cento è costituito da energia oscura (un po’ meno di quanto si pensava), e il 26,8 per cento da materia oscura (significativamente di più del 22,7 per cento prima stimato)

4) tirando le somme, il 95,2 per cento dell’universo ci è sconosciuto, e questa è la misura esatta della nostra ignoranza. 

La materia per così dire “normale” – quella di cui sono fatte le stelle, le galassie, la Terra e anche noi stessi – ammonta a un misero 4,9% dell’intero Universo. Benché sia oltre cinque volte più diffusa della materia ordinaria, dell’esistenza della materia oscura abbiamo solamente prove indirette, dovute alla rilevazione del suo influsso gravitazionale sulla materia “normale”. Un dato che la dice lunga sulla nostra reale conoscenza dell’Universo, conoscenza che naufraga miseramente allorché andiamo a mettere in conto anche l’energia oscura. Di questa misteriosa forza, ritenuta responsabile dell’accelerazione nell’espansione dell’Universo, proprio non ne sappiamo nulla. I dati di Planck confermano la sua presenza.

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