Gabriella Mereu

La Dottoressa Gabriella Mereu famosa nell’ambito delle terapie alternative è stata radiata dall’albo dei medici anche in seguito al servizio delle Iene che mostrava come lei usasse dei modi bizzari per trattare le malattie.

gabriella mereu messaggio

Il suo metodo non è molto diverso da Alejandro Jodorowsky che guarisce con i suoi famosi atti psicomagici, ovvero si lavora sul trauma da cui origina la malattia portandolo allo scoperto e superandolo svolgendo l’atto consigliato, e in moltissimi casi funziona.

La Dr.ssa Mereu chiama il suo metodo la “Terapia Verbale” in cui dopo aver analizzato la persona, usando i Fiori di Bach e degli ‘atti magici’ riesce spesso a sciogliere il trauma e guarire la malattia come riportato dalle numerose testimonianze nel suo sito. Ecco come spiega la sua terapia:

“Sono convinta che la medicina e il medico siano solo dei veicoli e che il medico dovrebbe funzionare solo da guida, affinché la guarigione fisica si attui insieme alla consapevolezza e alla evoluzione del paziente. La malattia...

... è un’espressione che non fa altro che rivelare in maniera metaforica un vissuto emozionale che ha portato alla malattia stessa.
Usando quali strumenti l’analogia, i simboli archetipici e la grafologia – scienza questa che si fonda su basi analogiche -, traduco al paziente ciò che il suo inconscio desidera comunicare e ciò avviene contro ogni logica dell’attuale medicina.
Il mio punto di partenza è proprio l’espressione verbale e fisica usata dal paziente. In essa, oltre al significato emozionale preso individualmente, ricerco anche un significato collettivo rifacendomi al concetto di inconscio collettivo scoperto da Jung nel secolo scorso.”

Nella prefazione del libro “La Terapia Verbale – La Medicina della Consapevolezza” riporta come ha avuto inizio la sua storia:

Un giorno, durante una visita omeopatica ad un paziente che non riuscivo a curare dalla sua allergia, mi venne un’idea: pensai, se l’omeopatia non è un rimedio ma un principio, io allora questo principio potrei usarlo anche solo verbalmente.

Cioè, se come ho tante volte constatato durante la mia esperienza di medico omeopata, la malattia è sempre, o quasi, di origine psicosomatica, io potrei applicare la legge dei simili (curare il male con lo stesso male), che è alla base della medicina omeopatica, non con un preparato omeopatico, ma con le parole.

Avevo altresì imparato che la malattia è un’espressione che non fa altro che rivelare in maniera metaforica un vissuto emozionale, che ha portato alla malattia stessa.
A questo punto pensai che avrei potuto fare omeopatia verbale se, sciogliendo la metafora, avessi detto al paziente quale era il male morale che lo aveva portato alla malattia.

Per poter sciogliere la metafora bisogna avere doti e conoscenze analogiche. Io ho la fortuna di averle, perché, essendo grafologa, da diciassette anni riesco a ricavare il carattere di una persona leggendone e interpretandone la scrittura. La grafologia è, infatti, una scienza che si applica su basi analogiche.
Quel primo paziente di cui ho appena parlato e che aveva una strana allergia alle arance lo curai, infatti, sciogliendo una metafora. Da allora (è successo nel 1996) curo quasi solamente così dolori di tutti i tipi: vertigini, parestesie, emorragie, diarree, verruche e altre eruzioni cutanee, rivelando il significato della malattia-espressione-metafora.

Questa espressione-metafora me la rivela lo stesso paziente con un suo linguaggio che, come ogni lingua, ha la caratteristica di un parlare collettivo in cui ogni parola ha un preciso significato, simile per tutti gli individui che l’adoperano.
Ma il suo significato è celato dietro un’analogia: quest’ultima manifesta un’espressione emozionale. Vi anticipo un esempio: il paziente esprime spesso verbalmente la parola “appoggiare”: questa parola manifesta l’esigenza non soddisfatta di avere un appoggio affettivo del prossimo. Questa espressione la ritrovo verbalmente nel dolore alla nuca, quando la persona “non può più appoggiare la testa sul cuscino” oppure, fisicamente, nelle eruzioni cutanee, come per esempio la psoriasi, che si manifesta preferibilmente nei punti d’appoggio: ginocchia, gomiti, nuca, natiche, talloni.

Il linguaggio metaforico del paziente è bellissimo e commovente e io l’ho denominato “pazientese”. Più ne raffino la conoscenza, più aumentano le mie capacità terapeutiche attraverso esso.

In buona sostanza – sostiene ancora Gabriella Mereu – “il paziente si cura da solo”, senza bisogno di medici, chirurghi o psicoterapeuti. La malattia viene dall’interno e quindi solo il malato può liberarsene superando il blocco emotivo-psicologico in cui il medico può guidarlo.

Ovviamente questo non ha nessun senso per la medicina tradizionale che non conosce la PNEI, la psicosomatica, l’informazione dell’acqua e le terapie quantiche, tutte cose che i medici più all’avanguardia conoscono come ho potuto constatare al convegno a porte chiuse a cui ho partecipatolo scorso ottobre. E’ più conveniente asportare parti del corpo, imbottire di farmaci e rinchiudere in un ospedale. Ma è più conveniente per chi?

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