risveglia energia femminile

“Il giorno in cui amerai, rispetterai e conoscerai te stessa, scoprirai che la terra comunica con te, che la Pachamama possiede un linguaggio attraverso il quale le montagne ti parlano, i fiumi ti mormorano e le sorgenti ti consigliano. Allora saprai che sei un tutt’uno con l’universo, che sei come l’acqua che si espande. Il giorno in cui ti accetterai davvero, orizzonti sconosciuti ti si schiuderanno, e una musica mai ascoltata giungerà alle tue orecchie”.

Kantu si sentiva come una melodia che, poco a poco, fluiva verso le acque della cascata, quell’acqua che era lei stessa. La musica di quell’acqua aveva spazzato via ogni cosa, schiudendola a una nuova vita, a un nuovo cammino.

“La donna è un’immensa varietà di incanti” le sussurrava un’altra voce.

“Il suo potere di ammaliare gli uomini è enorme. I suoi occhi illuminano con una misteriosa e soggiogante luce; il suo alito ha l’aroma dei fiori e la sua affascinante bellezza è un invito alla vita, all’amore. Essere donna vuol dire incarnare un essere speciale...

... che è, al tempo stesso, montagna, bosco, lago. Un essere in seno al quale si origina la vita. Nel suo corpo vi sono cime innevate, crepe e vallate attraverso le quali l’acqua scorre intonando un’infinità di canti. Anche i passeri si librano fra i fiori e le piante colorate; l’orso si disseta con l’acqua e assapora i colori e i colibrì dal becco appuntito vanno di fiore in fiore, succhiando il nettare della vita. Se sei donna, sei compagna della natura e il tuo camminare è un pellegrinaggio. Sei nata donna per insegnare al mondo a stare più vicina alla Pachamama, perché tu sei l’espressione più profonda dell’amore. Ma ricorda, anche tu, come tutti gli altri elementi della natura, puoi essere portatrice di amore oppure di odio, di discordia. Allo stesso modo in cui puoi ospitare dentro di te una vegetazione bella e rigogliosa dalle montagne maestose e dai paesaggi incantati, puoi anche portare in te il deserto, terreno sterile, privo di vita.”


“In cosa consisteva, nel passato, l’educazione della vera donna?” domandò Kantu. Osservando il suo volto, Mama Maru prese a spiegarle:

“Anticamente per imparare ad essere una vera donna si doveva ricevere un’iniziazione. La donna entrava da sola nel Tempio del Puma dove vi rimaneva per sette giorni e otto notti. Adagiata su una pietra del tempio assaporava la vera solitudine. Nell’oscurità più assoluta affrontava la sua paura dell’ignoto e, immersa nel silenzio più impenetrabile, cercava di conoscere la sua vera natura; e ti assicuro che è una battaglia difficilissima.
La lotta più dura da sostenere non è quella combattuta contro un avversario, uomo o donna che sia, ma quella sostenuta contro se stessi.
Lì, dove non percepiva il benché minimo rumore, la donna cominciava a udire i suoni emessi dal suo stesso corpo: il battito del cuore, i suoni sordi dei polmoni, del fegato, del pancreas, dell’intestino, dello stomaco, delle ovaie.
Ogni organo cominciava a intonare la propria musica: suoni mai uditi, mai ascoltati.
In quel ritiro assoluto, attraverso la meditazione, la riflessione e l’analisi di tutta la sua vita, la donna vinceva i propri timori, le proprie paure, fino a scoprire chi fosse realmente e che cosa fosse venuta a fare sulla terra. Colei che entrava nel Tempio del Puma ne usciva preparata, consapevole del proprio potere e della propria forza.
Così, persino la donna sterile poteva uscire in grado di concepire dei figli”.

Kantu ascoltava le parole dell’anziana curandera, cercava di cogliere il significato di ogni parola, di ogni gesto di quella donna, che aveva già percorso una parte del proprio cammino. Con lo sguardo rivolto verso il fuoco, Mama Maru continuò:

“Ma per poter cominciare la sua iniziazione, la donna doveva prima superare una serie di prove che mitigassero il suo carattere per poter quindi imparare, nel Tempio, a controllare a poco a poco il proprio corpo e la propria mente.
Di tutto quel percorso, la lotta più grande che doveva affrontare era quella del controllo della mente. Lì dentro era continuamente assalita da paure e dubbi: doveva imparare ad avere fede, perché chi non ha fede in se stesso è perduto. Concentrata su se stessa, la donna ripercorreva con il ricordo tutto ciò che aveva fatto da quando era venuta al mondo. Per la prima volta in vita sua affrontava e giudicava se stessa. Rinchiusa in quel recinto la donna doveva imparare ad attraversare la porta dell’eternità senza timore. E se lo voleva davvero, ce la poteva fare. Tutte le donne possono, è solo questione di volontà.
Una volta che avrai compreso la potenza che risiede dentro di te, potrai alzare la testa, guardare gli altri con amore e dolcezza e agire con serenità e determinazione”.

Estratti da “La profezia della curandera” di Hernan Huarache Mamani


hernan huarache mamaniHernán Huarache Mamani è un indio nato a Chivay, un villaggio della Cordigliera delle Ande. E’ un sacerdote, ultimo erede di un’antica generazione di curanderos andini. Da anni lavora a un progetto di conservazione della cultura del suo paese e gira l’Europa per diffondere la sua conoscenza spirituale attraverso seminari, conferenze, interventi in università e cerimonie religiose.

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