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Parliamo di due funghi che ci aiuteranno meravigliosamente a liberare e salvaguardare questa Terra da tutto l’inquinamento che si è creato e si sta creando: uno che può sopravvivere esclusivamente di Poliuretano e un altro che può sostituire il Polistirolo.

Sia poliuretano che polistirolo non sono biodegradabili, quindi senza una soluzione, tutte le bottiglie di plastica, contenitori e giocattoli vecchi che buttiamo fuori ogni anno rimarrano intatti nelle discariche per secoli.

Sì, si può riciclare la plastica, ma questo significa...

... semplicemente trasformarla in un altro prodotto e il riciclaggio non ha sufficientemente rallentato la produzione di plastica nuova.

Secondo uno studio di Yale, a livello globale abbiamo prodotto 245 milioni di tonnellate di plastica nel 2006, rispetto ai soli 1,5 milioni di tonnellate nel 1950.

Uno dei funghi che stiamo guardando si chiama Pestalotiopsis Microspora, una specie particolare di fungo che – secondo uno studio pubblicato sulla rivista Applied and Environmental Microbiology – è capace di degradare il poliuretano,un materiale noto per la sua versatilità, economicità ma, soprattutto, per la sua non riciclabilità. In particolare, questa forma biologicascoperta durante una spedizione nella foresta amazzonica da alcuni studenti dell’università statunitense di Yale, è in grado di sopravvivere con una dieta a base di sola plastica sia in ambiente aerobico che privo di ossigeno. Le proprietà di questa specie fungina potrebbero quindi essere molto utili nel campo del biorisanamento – ossia il processo di depurazione del suolo ad opera di microrganismi, batteri o funghi – dove, ad esempio, si avrebbe senz’altro una ricaduta positiva nel processo di bonifica dei fondali di discarica, dove gli “spazi”, solitamente, sono privi di ossigeno. Il nuovo super-fungo porterà certamente ad ottimi risultati nel campo della sostenibilità dei rifiuti e dello sviluppo ecologico: “Il micro-organismo – sostengono gli esperti – è una promettente fonte di biodiversità da tenere d’occhio per queste proprietà metaboliche, utili per il biorisanamento. Nel futuro, i nostri smaltitori di rifiuti potrebbero essere semplicemente campi di funghi voraci”. Ed è proprio qui che la scoperta degli studenti statunitensi si fa interessante. Di poliuretano, infatti, sono costituiti molti oggetti di uso quotidiano, dai materassi ai frigoriferi, dai giocattoli alle scarpe. Si tratta insomma di un materiale molto versatile e soprattutto economico, ma decisamente non riciclabile. L’unica speranza di non lasciarlo in eredità ai nostri pronipoti potrebbe essere proprio questo particolare fungo originario della foresta pluviale ecuadoregna.

L’altro fungo proviene da una coppia di amici del college che ha scoperto che la sostanza appiccicosa sul fondo dei funghi chiamati Mycelium potrebbe essere trasformata in una colla che se si combina con bucce di mais e sottoprodotti alimentari assume una forma simile al polistirolo. La loro azienda, la Ecovative vuole polistirolo utilizzato per diventare concime, non rifiuti.

Un futuro con meno plastica e più concime, tutto grazie a dei funghi.

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