mammografia dannosa

Si pensava che la mammografia, il test per diagnosticare il cancro al seno, potesse ridurre del 35% la probabilità di morire per questa patologia, invece dopo anni di statistiche, si è arrivati alla conclusione che non è così, anzi.

Ad arrivare a queste conclusioni sono diversi studi indipendenti, che affermano che:

  • Ci sono troppi falsi positivi: almeno una donna su cinque, perfettamente sana viene debilitata sia fisicamente che psicologicamente con pesanti trattatemi completamente inutili per il cancro
  • Le mammografie emettono radiazioni che aumentano e stimolano la crescita tumorale

Un gruppo di ricercatori canadesi della University of Toronto, coordinati da Anthony Miller, con un articolo pubblicato sul British Medical Journal intitolato La mammografia non riduce le morti per cancro al seno affermano che la mammografia non è una pratica medica valida e dovrebbe essere completamente rivista dato che non è funzionale.

Una ricerca è stata condotta dai scienziati dell’Istituto Nazionale sul Cancro di Amsterdam e rivela che il fattore fondamentale è l’età in cui ci si sottopone all’esame: infatti, i rischi di un’esposizione alle radiazione della...

... mammografia risultano superiori del 43% sotto i 30 anni, e sotto i 20 anni si sale al 63%Ovvero il rischio di contrarre il cancro al seno aumenta se ci si sottopone alla mammografia in giovane età.

Complessivamente, secondo il secondo studio, il 22% delle diagnosi di cancro invasivo eseguite con la mammografia è sovradiagnosticato. È un dato sorprendente anche se in alcuni paesi, come ad esempio la Svizzera, questo dubbio sulla validità dello screening già esisteva e gli screening sono stati sospesi da un lato perché non incidono sulla sopravvivenza, e dall’altro portano quasi sempre a trattamenti che sono inutili e pertanto dannosi.

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal avvalora una controversa scoperta fatta dalla rivista Coachrane Database Review (2009), secondo la quale le mammografie farebbero più male che bene.¹

Pubblicato nel dicembre 2011, e intitolato “Possibili rischi assoluti dello screening per il cancro al seno: modulo aggiornato del rapporto Forrest”, lo studio conclude così: “L’analisi condotta conferma la teoria secondo la quale nei dieci anni dalla sua introduzione, lo screening per il cancro al seno potrebbe aver causato rischi evidenti.

Va ricordato che la rivista Coachrane Database Review fa parte del cosiddetto “ modello basato sull’evidenza” tanto osannato dalla medicina tradizionale.

La Coachrane Database Review è pubblicata da The Coachrane Collaboration, un punto di riferimento internazionale dell’alta qualità e dell’informazione, basata sull’evidenza in materia di efficienza (o inefficienza) dei normali interventi di sanità pubblica. L’organizzazione, composta da 28.000 membri di 100 paesi, vanta di essere una fonte d’informazione “indipendente” che in passato non ha esitato a puntare il dito contro l’industria corrotta che manovra la stampa e la ricerca biomedica.

Nel numero originale di Coachrane Database Systematic Review del 2009, nota anche come Gøtzsche and Nielsen Coachrane Review, in un articolo intitolato “ Screening per il cancro al seno con mammografia”, gli autori descrivono il problema di questo esame nei seguenti termini:

Questo screening ha portato a un 30% di sovradiagnosi e sovratrattamento, o un aumento assoluto del rischio dello 0.5%. Significa che su 2000 donne invitate a fare la mammografia negli ultimi dieci anni, una avrà vita lunga, mentre dieci donne sane, alle quali non sarebbe stato diagnosticato nulla se non si fossero sottoposte all’esame, verranno trattate inutilmente. Così oltre 200 donne saranno sottoposte a mesi di forte stress psicologico dovuto alla diagnosi di un falso positivo. Non è quindi ben chiaro se la mammografia faccia più bene che male.²

Per stimare la quantità di trattamenti non necessari, la rivista utilizza come punto di partenza l’incremento del 35% degli interventi chirurgici alle donne precedentemente sottoposte a mammografia. Nella maggior parte delle operazioni alle pazienti era stato diagnosticato il carcinoma duttale in sito (DCIS), un “tumore” che non avrebbe rilevanza clinica se non fosse che viene individuato dai raggi x della mammografia. Nella maggioranza dei casi il DCIS non presenta sintomi o lesioni palpabili e secondo alcuni esperti andrebbe riclassificato come una condizione non-cancerogena.

Ciò che fa più arrabbiare riguardo a tutte queste scoperte, è che se da un lato mettono in dubbio la sicurezza e l’efficacia della mammografia, dall’altro gli studi su cui si basano usano un indice di radioattività obsoleto che classifica con un valore minimo pari a 4-5 la cancerogenicità associata alla “bassa dose”di raggi x (30 kVp) generati dalla mammografia. Questo significa quindi che non solo gli screening mammografici “stanno facendo più male che bene”, ma che potrebbero originare tumori al seno indotti da radiazioni a milioni di donne.

Concludendo

  • Le mammografie producono falsi positivi, aumentano il rischio di cancro e non fanno prevenzione perché per sviluppare un tumore di 1 cm ci vogliono 8 anni e non viene rilevato prima
  • Se senti un grumo puoi chiedere un’ecografia / RM
  • Se vuoi fare lo screening per il cancro al seno puoi richiedere una termografia che può vedere gli hotspot del’aumento del flusso sanguigno al potenziale tumore. E’ basata su radiazioni non-ionizzanti e quindi è più salutare
  • Ci sono testimonianze di guarigione anche con metodi naturali come l’olio di incenso la pomata phytolacca. Altrettanti successi sono avvenuti con la comprensione e scioglimento del trauma che ha portato alla malattia.

Riferimenti

¹Possible net harms of breast cancer screening: updated modeling of Forrest report. BMJ. 2011 ;343:d7627. Epub 2011 Dec 8. PMID: 22155336

²Screening for breast cancer with mammography.Cochrane Database Syst Rev. 2009(4):CD001877. Epub 2009 Oct 7. PMID: 19821284

Per approfondire vedi

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