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Il morbo di Chron è una malattia cronica dell’intestino a base infiammatoria. Cosa però scateni questa patologia, per la quale non esiste una terapia risolutiva, non è certo. Da qualche tempo i ricercatori credono che all’origine della patologia ci sia anche uno squilibrio nella popolazione dei batteri intestinali. Quest’ipotesi trova oggi conferma in uno studio pubblicato su Cell Host & Microbe che...

... mostra come le persone con Chron rispetto ai soggetti sani abbiano una quantità maggiore di batteri intestinali nocivi a sfavore di quelli benefici.

Nel loro studio, gli scienziati del Massachusetts General Hospital (MGH) e del Broad Institute, hanno confrontato le popolazioni microbiche dell’intestino di soggetti con diagnosi recente di malattia (e quindi non ancora sottoposti a trattamenti prolungati) e soggetti sani. L’analisi, la più ampia del suo genere, ha messo in evidenza come nei malati la quantità di batteriproinfiammatori sia insolitamente maggiore, così come è insolitamente minore quella dei batteri antiinfiammatori e benefici. Questo sbilancio, spiegano gli scienziati, era tanto più accentuato nei soggetti con sintomi gravi della malattia e segni evidenti di infiammazione nei campioni tissutali. I batteri incriminati, che aumentano in caso di malattia, sono gli Enterobatteri, i Pasteurellacaea, i Veillonellaceae, e i Fusobatteri, mentre quelli in diminuzione sono gli Erysipelotrichales, i Bacteroidales e i Clostridiales.

“Questi risultati”, spiega Ramnik Xavier del Massachusetts General Hospital e del Broad Institute “possono portare allo sviluppo di migliori strumenti di diagnostica”. Ma soprattutto, continua il ricercatore, lo studio pone le basi per sviluppare nuove terapie antimicrobiche. Non essenzialmente antibiotiche, come spiegano i ricercatori. Questi farmaci infatti a volte non fanno che peggiorare il quadro della malattia, elimimanando i batteri buoni e facendo prosperare quelli cattivi. L’idea è piuttosto quella di approfondire la natura dei microrganismi e dei loro prodotti in grado di interagire col sistema immunitario del paziente, e sviluppare così terapie ad hoc.

Riferimenti: Cell Host & Microbe Doi: 10.1016/j.chom.2014.02.005

Credits immagine: Microbe World/Flickr

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