L’Italia è il paese che consuma più acqua minerale in Europa: è un problema, dato che per ora si ricicla solo il 25 per cento degli imballaggi in plastica.

Dal 1950 al 2009 la produzione di plastica mondiale è aumentata da 5,5 milioni a 100 milioni di tonnellate. Nel 2007 furono venduti più di 200 miliardi di litri d’acqua in bottiglia, principalmente in Europa e nel Nord America. Gli Stati Uniti sono il primo paese per consumo di acqua in bottiglia: la metà dei cittadini americani circa 160 milioni di persone bevono principalmente acqua acquistata in bottiglie di plastica, e nel 2015 in tutto il paese sono stati venduti 49,4 miliardi di bottiglie d’acqua. Nello stesso anno in media ogni cittadino americano ha comprato anche 62 bottiglie di plastica contenenti bevande gasate. In Italia nel 2015 il 65 per cento delle bottiglie in cui l’acqua è stata venduta era fatta di plastica. Nello stesso anno il consumo di acqua in bottiglia per ogni italiano è stato di 208 litri di acqua, in proporzione persino più alto di quello degli americani. Il dato inoltre è molto aumentato rispetto agli...

... anni precedenti: nel 2014 era di 192 litri a testa.

L’acqua in bottiglia è più sicura di quella del rubinetto?

La risposta è no, l’acqua di rubinetto va benissimo: è economica, comoda, sicura, buona ed è molto controllata. E presto, molto probabilmente lo sarà anche di più grazie al Water Safety Plan (Wsp), un progetto pilota che prevede un maggior numero di controlli, prelievi e parametri per poter mappare i rischi e garantire quindi più sicurezza e trasparenza all’acqua del rubinetto. L’ 85% dell’acqua che esce dai nostri rubinetti arriva da falda sotterranea. A volte sono le stesse falde da cui attingono i produttori di acque minerali, acque di ottima qualità. Il restante 15% arriva invece da acque di superficie, come laghi o dalla dissalazione del mare. Qualitativamente queste hanno un minor tenore di minerali e, avendo una contaminazione antropica maggiore, necessitano di trattamenti di potabilizzazione più spinti, come per esempio la filtrazione attraverso un letto di sabbia, che rimuovono le sostanze indesiderate. Ovviamente cambia anche il sapore, e infatti ogni città ha un’ acqua di diversa composizione e gusto differente. Ma la qualità è uguale.

Che fine fanno le bottiglie di plastica vuote?

Un quarto di tutta la plastica che viene prodotta nel mondo è fatta per essere usata una sola volta, ma stando a dati del 2013 si ricicla solo il 14 per cento della plastica che viene prodotta per fare oggetti non riutilizzabili – come appunto le bottigliette d’acqua. Eppure, il PET è il tipo di plastica più facile da riciclare. 

Riciclare la plastica richiede una certa quantità di energia, ma il processo prevede una minore produzione di gas serra rispetto a quella causata dalla contaminazione del terreno che avverrebbe se la stessa quantità fosse abbandonata in discariche non a norma. Gli scienziati non sanno nemmeno quanti anni servono esattamente perché una bottiglia di plastica sparisca: potrebbe trattarsi di secoli. Si stima che in tutto il mondo il 40 per cento della plastica esistente finisca nelle discariche e il 32 per cento disperso nell’ambiente.

Una quantità di plastica compresa tra cinque e 13 milioni di tonnellate finisce ogni anno negli oceani, dove già si trovano 110 milioni di tonnellate di plastica; secondo le stime di uno studio del 2015 si parla di più o meno 8 milioni all’anno. Circa la metà di tutta la plastica che si trova negli oceani proviene da quattro paesi: la Cina, l’Indonesia, le Filippine e il Vietnam.

Solo una piccola porzione dei rifiuti plastici finisce a galleggiare in grandi isole di rifiuti create dalle correnti oceaniche: si parla di circa 250.000 tonnellate, mentre gli scienziati non sono ancora riusciti a capire dove finisca la stragrande maggioranza della plastica che arriva negli oceani. L’ipotesi più condivisa è che la plastica in acqua si degradi molto più rapidamente di quanto inizialmente ipotizzato e che sia mangiata da numerose specie marine. Le correnti e la costante esposizione alle radiazioni solari rompono inoltre i pezzi di plastica in frammenti sempre più piccoli, a tal punto da diventare particelle con dimensioni paragonabili a quelle del plancton, l’insieme di microorganismi fondamentale per l’alimentazione di numerose specie che vivono negli oceani. Gli animali marini mangiano la plastica e la digeriscono, ma molto spesso muoiono per le grandi quantità che ingeriscono. Un’altra ipotesi è che parte della plastica finisca congelata nel ghiaccio del Mar Glaciale Artico.

Le bottiglie di plastica rilasciano sostanze nocive nell’acqua

L’acqua in una bottiglia di plastica pone seri rischi per la salute per noi e la nostra famiglia. I principali componenti nocivi sono:

BPA: Bisfenolo A o BPA è una sostanza chimica che squilibra gli ormoni che è stata collegata a una serie di gravi problemi di salute, tra cui disturbi di apprendimento e comportamentali, abbassamento delle difese immunitarie, pubertà precoce nelle ragazze e problemi di fertilità, diminuzione del numero di spermatozoi negli uomini, cancro alla prostata e della mammella, diabete e obesità

Ftalati: ftalati sono ampiamente utilizzati nella produzione della plastica PVC. Sono sostanze chimiche che interferiscono con il sistema endocrino e sono state collegate ad una vasta gamma di effetti sullo sviluppo e riproduttivi, tra cui diminuzione del numero di spermatozoi, atrofia testicolare o anomalia strutturale

Gli studi hanno anche scoperto che i ragazzi le cui madri erano sottoposte a elevate concentrazioni di ftalati durante la gravidanza erano meno mascolini e avevano meno testosterone.

Quali sono quindi le alternative al consumo di acqua in bottiglie di plastica? Innanzitutto le bottiglie di vetro, sono più costose, ma costituiscono un’alternativa salutare da tenere in considerazione. Un filtro per l’acqua del rubinetto o brocche specifiche per la depurazione dell’acqua che eliminano i cattivi odori e sapori e la ottimizzano in maniera molto salutare, rendendola perfetta per il consumo quotidiano.

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